Come scrivere una dedica su un libro: esempi e errori
Una dedica su un libro si scrive a mano, su una delle pagine bianche all'inizio, e ha bisogno di tre cose: il nome di chi lo riceve, il motivo per cui hai scelto proprio quel libro, la tua firma con la data. Due o tre righe bastano. Qui trovi dove metterla, come costruirla, qualche esempio da adattare e gli errori che si fanno più spesso.
Che cos'è una dedica (ce ne sono due)
La parola indica due cose diverse. La prima è quella stampata: le righe all'inizio del libro in cui l'autore lo offre a qualcuno. Il vocabolario Treccani la descrive come la lettera o l'epigrafe che di solito sta dopo il frontespizio, la pagina con titolo e autore, e prima del testo. La seconda è quella che interessa a te: la frase scritta a mano su una copia sola.
Io la spiego domenica 14 novembre, e lì dico la cosa che conta: la dedica a mano è l'unica parte del libro che esiste in una sola copia. Tutto il resto lo trovi uguale in libreria. Quella pagina no.

Dove si scrive
Apri il libro e sfoglia le prime pagine. Di solito trovi, in quest'ordine: uno o più fogli bianchi, poi una pagina con il solo titolo, poi il frontespizio con titolo, autore ed editore.
- Il foglio bianco all'inizio. È il posto più comodo. In legatoria i fogli che proteggono il testo all'inizio e alla fine si chiamano carte di guardia, o risguardi.
- L'occhiello. È la pagina che porta solo il titolo, senza autore né editore, prima del frontespizio. Ha molto bianco intorno e sembra fatta apposta.
- Il frontespizio no. È la carta d'identità del volume, la parola di mercoledì 13 gennaio. Lasciala pulita.
- La copertina nemmeno. Né davanti né dentro, dove la penna scivola e l'inchiostro sbava.
Se questi nomi ti suonano nuovi, sono tutti nel glossario delle parole del libro.
La formula: a chi, perché, firma e data
Una dedica riuscita risponde a una domanda sola: perché questo libro a questa persona. Il resto è contorno.
- A chi. Il nome, come la chiami tu. Se ha un soprannome, usalo.
- Perché. Una riga. Dove l'hai letto, cosa ti ha ricordato di lei, che cosa speri ci trovi. Senza raccontare la trama.
- Firma e data. La data è la parte che tra vent'anni farà più effetto. Venerdì 5 marzo ti suggerisco di scrivere sui libri dove sei e che giorno è: vale ancora di più per quelli che regali.
Esempi di dedica da adattare
Sono scritti da me, quindi prendili e cambiali. Funzionano se dentro ci metti un dettaglio vostro.
| Occasione | Esempio |
|---|---|
| Compleanno | A Marta, che legge anche in fila alla posta. Questo l'ho finito in due sere e ho pensato a te. Buon compleanno. Paola, 3 maggio 2027 |
| Natale | Per le sere tra Natale e Capodanno, quando nessuno ti cerca. Con affetto, zia Lucia. Natale 2027 |
| Un libro che hai già letto tu | Le sottolineature sono mie. Dimmi se sei d'accordo con quella di pagina 112. Giulia |
| A una bambina o a un bambino | A Leo, per quando saprai leggerlo da solo. Fino ad allora te lo leggo io. La nonna, giugno 2027 |
| A chi parte | Per il treno, per la sala d'attesa, per la prima sera nella casa nuova. Torna a raccontarmi come finisce. Andrea |
| A una collega | Grazie per quest'anno. Dentro non si parla di lavoro, promesso. I colleghi del terzo piano |
Se vuoi aprire con la frase di uno scrittore, prendila da una raccolta controllata di frasi sui libri di autori classici, con opera e anno. Poi aggiungi una riga tua: la citazione da sola non è una dedica.


Gli errori più comuni
- Raccontare come va a finire. "Vedrai che alla fine..." no. Nemmeno per i classici.
- Scrivere un tema. Mezza pagina fitta mette in soggezione. Se hai molto da dire, scrivi una lettera e infilala dentro.
- La frase che andrebbe bene per chiunque. "Buona lettura" lo dice anche il libraio. Aggiungi il dettaglio che sai solo tu.
- Dimenticare la data. Senza data, tra qualche anno nessuno ricorderà quale compleanno era.
- La penna sbagliata. Il pennarello passa dall'altra parte del foglio. Prova prima sull'ultima pagina, in un angolo.
- Scrivere di getto. Fai la brutta copia su un foglio a parte. Sulla pagina vera non si cancella.
Penna o matita, e il caso del libro usato
La penna dice che il regalo è definitivo. La matita lascia una via d'uscita: se il libro è un doppione, chi lo riceve può cambiarlo o passarlo a qualcun altro senza sentirsi in colpa. Se non sei sicura che non ce l'abbia già, la matita è una gentilezza. Il problema del doppione lo affronto per intero nelle idee regalo per chi legge tanto.
Sul libro usato può esserci già la dedica di qualcun altro. Lasciala. Scrivi la tua sotto, o nella pagina accanto. E se abbandoni un libro finito in vacanza, come propongo giovedì 19 agosto, una riga sulla prima pagina per chi lo troverà è una dedica a tutti gli effetti, anche se non sai a chi.
La dedica più antica che puoi copiare
L'abitudine è vecchia quanto i libri. Il poeta latino Catullo, nato a Verona intorno all'84 avanti Cristo, apre la sua raccolta chiedendosi a chi regalarla:
Cui dono lepidum novum libellum?
Catullo, carme 1. "A chi regalo il mio libretto nuovo e spiritoso?" (traduzione nostra)
La risposta arriva due versi dopo: a Cornelio Nepote. Poi spiega perché proprio a lui. A chi e perché: la formula era già quella.
Gli scrittori, dopo la dedica, a volte mettono anche un'epigrafe: la citazione in testa al libro, presa in prestito da un altro. È la parola di venerdì 3 dicembre, e sul foglio la definisco così: eleganza, o mani avanti.

Se il regalo non è un libro
La formula vale anche per il biglietto. Mercoledì 24 novembre propongo un regalo che non si incarta: un buono per un pomeriggio di lettura senza interruzioni. Lì la dedica è il regalo intero. Altre idee, se sei ancora alla ricerca, sono nella guida ai regali per chi ama leggere.
Poi ci sono io. Sono un calendario a strappo e una prima pagina bianca non ce l'ho: la dedica, nel mio caso, va sul biglietto. Il Calendario dei Libri 2027 è in preordine con il 15% di sconto, con consegna a metà novembre. Se vuoi capire a chi sono adatto, c'è la pagina regalo per chi ama leggere.
Domande frequenti
Dove si scrive la dedica su un libro?
Su una delle pagine bianche all'inizio, oppure sull'occhiello, la pagina che porta solo il titolo. Meglio lasciare libero il frontespizio, che è la carta d'identità del libro, e non scrivere sulla copertina.
Cosa si scrive in una dedica su un libro?
Tre cose bastano: il nome di chi lo riceve, il motivo per cui hai scelto proprio quel libro, la tua firma con la data. Due o tre righe, scritte come parli.
Meglio la penna o la matita?
La penna, se sei sicura del regalo: una dedica è fatta per restare. La matita se vuoi lasciare a chi lo riceve la libertà di cambiarlo o di passarlo ad altri.
Si può scrivere una dedica su un libro usato?
Sì. Se c'è già la dedica di qualcun altro lasciala dov'è e scrivi la tua sotto, o nella pagina accanto: il libro ha una storia e tu ne aggiungi un pezzo.
Posso usare la frase di uno scrittore come dedica?
Sì, se la riporti con autore e opera e aggiungi almeno una riga tua. La citazione apre il discorso, ma la dedica è quello che scrivi tu.
Che cosa si scrive sul biglietto se il regalo non è un libro?
Le stesse tre cose: a chi, perché, firma e data. Vale anche per me, che sono un calendario: adesso sono in preordine con il 15% di sconto, con consegna a metà novembre.
Fonti
- Vocabolario Treccani, dedica
- Vocabolario Treccani, occhiello
- Vocabolario Treccani, risguardo
- Enciclopedia Treccani, Gaio Valerio Catullo
- The Latin Library, Catullo, carme 1
Fatti controllati il 13 ottobre 2026. Se trovi un errore, scrivici: lo correggiamo.
