Frontespizio: cos'è e cosa ci trovi
Il frontespizio è la pagina, all'inizio del libro, che riporta autore, titolo ed editore, spesso con luogo e anno di pubblicazione. Sta quasi sempre su una pagina di destra, dopo l'occhiello, ed è la carta d'identità ufficiale del volume: più della copertina, che può cambiare. Sul suo retro c'è l'altra metà dei documenti, quella scritta in piccolo: copyright, ISBN, edizione, ristampa.
Cosa c'è sul frontespizio
Nel glossario delle parole del libro ci stava in due righe; qui lo apriamo come un passaporto alla dogana. Treccani lo definisce come la prima pagina del volume con autore, titolo, luogo e data di stampa ed editore. Oggi, dall'alto in basso, trovi di solito:
- il nome dell'autore, o del curatore se il libro è una raccolta;
- il titolo, con l'eventuale sottotitolo;
- il traduttore, nei libri tradotti, a volte qui e a volte sul retro;
- l'editore, spesso con la sua marca, e a volte la città e l'anno.
Nelle edizioni antiche e in quelle di lusso, aggiunge Treccani, il frontespizio è spesso decorato con fregi e incisioni, e al centro può comparire la marca tipografica. Oggi è sobrio, quasi timido.

Io lo spiego mercoledì 13 gennaio, con la frase che conta: i bibliotecari catalogano da lì, non dalla copertina. Ci arriviamo tra poco.
Sul retro: la pagina dei dati
Gira il foglio. Sul verso del frontespizio, la pagina di sinistra, c'è la parte burocratica del libro. Di solito ci trovi:
- il copyright, con il titolare dei diritti e l'anno;
- il titolo originale, se il libro è tradotto, e i diritti della traduzione;
- l'ISBN, il codice che identifica quella edizione. Le indicazioni internazionali vogliono che stia proprio sul retro del frontespizio, oltre che in basso sulla quarta di copertina;
- le indicazioni di edizione e di ristampa, spesso come una fila di numeri o di anni;
- a volte il colophon, con la formula "finito di stampare", il nome della tipografia e la data.
In Italia la legge sulla stampa del 1948 chiede che ogni stampato indichi luogo e anno della pubblicazione, nome e domicilio dello stampatore e, se c'è, dell'editore. Il colophon, in breve, è la firma di chi ha stampato: chi, dove e quando.
Copertina, occhiello, antiporta: chi è chi
Le prime pagine si somigliano e i nomi si confondono. Ecco la mappa:
| Parte | Dove sta | Cosa porta |
|---|---|---|
| Copertina | Fuori, è l'involucro | Titolo, autore, immagine: può cambiare a ogni ristampa |
| Occhiello (o occhietto) | Pagina prima del frontespizio | Solo il titolo, senza autore né editore |
| Antiporta | Davanti al frontespizio, nei libri del Seicento e del Settecento | Un'illustrazione, spesso allegorica |
| Frontespizio | Di solito a destra, dopo l'occhiello | Autore, titolo, editore, a volte luogo e anno |
| Retro del frontespizio | La pagina di sinistra subito dopo | Copyright, ISBN, edizione, ristampa |
Attenzione: Treccani chiama l'antiporta anche "falso frontespizio". E in inglese frontispiece oggi indica di solito l'illustrazione davanti alla pagina del titolo, che in inglese si chiama title page. Un falso amico da scaffale.
Fuori dal libro, la copertina ha i suoi parenti: risvolto, sovraccoperta e retro, che ha una guida tutta sua, la quarta di copertina e come leggerla. Prima ancora del frontespizio, sulle sguardie, c'è il posto dell'ex libris, il cartellino che dice di chi è il libro.



Perché i bibliotecari partono da lì
Perché la copertina è un vestito e il frontespizio è un documento. Le regole italiane di catalogazione, le REICAT, stabiliscono per i libri moderni una fonte primaria e un ordine obbligatorio di fonti complementari. La fonte primaria è il frontespizio. Poi vengono, in quest'ordine: il retro del frontespizio, l'occhietto, il suo retro, la copertina, il dorso, la sottoscrizione (cioè il colophon) e la sovraccoperta.
Quello che il catalogatore prende da altre pagine va segnalato. Quindi, se in copertina il titolo è abbreviato e sul frontespizio è intero, in biblioteca vince il frontespizio. Vale per la biblioteca di quartiere come per le biblioteche storiche più belle d'Italia.
Il trucco vale anche a casa: se ti metti a fare un elenco dei tuoi libri mentre pensi a come organizzare la libreria di casa, copia dal frontespizio. È la versione che il libro dà di sé.
Da dove arriva: prima c'era il colophon
I primi libri a stampa, di solito, il frontespizio non lo avevano. Seguivano l'uso dei manoscritti: il testo si apriva con una formula, l'incipit, che secondo Treccani poteva portare titolo e nome dell'autore. Da lì viene la parola che usiamo per gli incipit famosi della letteratura. I dati di stampa, quando c'erano, stavano in fondo, nel colophon.
Il primo colophon a stampa con una data si trova nel Salterio di Magonza di Johann Fust e Peter Schöffer, del 1457: un paragrafo in rosso alla fine del libro. Il primo frontespizio separato, invece, si attribuisce a un libro che mi sta molto simpatico. È il Calendarium di Regiomontano, stampato a Venezia nel 1476 da tre tipografi tedeschi, tra cui Erhard Ratdolt. Titolo in versi, autore, luogo, nomi degli stampatori, data in cifre arabe, cornice incisa. Un calendario che inventa il frontespizio: non potevo chiedere di meglio.
Ma l'idea ci mise tempo: secondo la biblioteca dell'Università di Manchester entra nell'uso comune solo all'inizio del Cinquecento, e la Britannica del 1911 nota che dopo il 1520 i libri hanno di solito un frontespizio completo, con data ed editore. I dati traslocano dal fondo all'inizio, e al colophon resta spesso solo il nome dello stampatore.


Poi il frontespizio si fa architettura. Tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento si diffondono frontespizi che imitano la facciata di una chiesa: basamento, colonne con nicchie e figure, frontone in alto, e al centro uno spazio vuoto per autore e titolo. Non è un caso: Treccani ricorda che in architettura frontespizio era anche il frontone di un edificio. La parola viene dal latino tardo frontispicium, da frons, fronte, e specere, guardare. La facciata del libro, appunto.
Come leggerlo per citare un libro o capire che edizione hai
Devi citare un libro, o capire se quella copia dell'usato è una prima edizione? Fai così:
- Prendi autore, titolo, editore e città dal frontespizio, non dalla copertina. Se qualcosa manca, guarda il retro.
- Cerca l'anno sul frontespizio; se non c'è, sul retro o nel colophon. Una forma comune per citare è: Autore, Titolo, Città, Editore, anno.
- Distingui edizione e ristampa. Per i catalogatori la ristampa è una nuova tiratura sostanzialmente uguale, magari con un refuso corretto o un'altra copertina; una nuova edizione cambia contenuto, titolo, editore o paginazione. Se la prima riga del retro dice "prima edizione" e sotto c'è "terza ristampa", hai una terza ristampa della prima edizione.
- Controlla l'ISBN. Cambia da un'edizione all'altra: due copie con ISBN diversi sono, quasi sempre, due edizioni diverse.
E se cerchi la data esatta, arriva in fondo: il "finito di stampare" è spesso più preciso dell'anno in copertina. Giovedì 28 gennaio, sul mio foglio del colophon, gli dedico una riga che sottoscrivo: tre parole, mesi di lavoro altrui.
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Domande frequenti
Cos'è il frontespizio di un libro?
È la pagina iniziale che riporta autore, titolo ed editore, spesso con luogo e anno. Sta quasi sempre a destra, dopo l'occhiello, ed è la carta d'identità ufficiale del volume.
Che differenza c'è tra frontespizio e copertina?
La copertina è l'involucro esterno e può cambiare da una ristampa all'altra. Il frontespizio è una pagina interna, stampata insieme al libro: per questo i bibliotecari prendono i dati da lì.
Che differenza c'è tra frontespizio e occhiello?
L'occhiello, o occhietto, porta solo il titolo, senza autore né editore, e viene prima. Il frontespizio arriva dopo e porta i dati completi.
Cosa c'è sul retro del frontespizio?
Di solito il copyright, il titolo originale e il traduttore per i libri tradotti, l'ISBN, le indicazioni di edizione e ristampa. A volte anche il colophon con il 'finito di stampare', che altrimenti sta in fondo al libro.
I libri antichi avevano il frontespizio?
I primi libri a stampa di solito no: i dati stavano in fondo, nel colophon. Il primo frontespizio separato si attribuisce a un calendario stampato a Venezia nel 1476, e l'uso si diffonde nei primi decenni del Cinquecento.
Fonti
- Treccani, Vocabolario: frontespizio
- Treccani, Vocabolario: occhiello
- Treccani, Vocabolario: antiporta
- Treccani, Vocabolario: colofone
- Treccani, Vocabolario: incipit
- Comune di Firenze, Introduzione alla catalogazione bibliografica secondo gli standard ISBD in SBN (2018)
- The University of Manchester Library, Rylands Collections: An early astronomical calendar and an innovation in book design
- Wikisource, 1911 Encyclopaedia Britannica: Colophon
- Universidad Complutense de Madrid, Quid est liber: frontis arquitectonico
- CERN Open Science: ISBN and ISSN
- Legge 8 febbraio 1948, n. 47, Disposizioni sulla stampa (testo su MioLegale)
- Wiktionary: frontispiece
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