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Refuso: cos'è, da dove viene la parola e perché ce n'è sempre uno

Pubblicato il . Aggiornato il . 5 minuti di lettura

Il refuso è l'errore di stampa: una lettera scambiata, spostata o saltata. La parola viene dal latino refusus, da refundere, riversare, e nasce nelle tipografie dei caratteri di piombo, quando una lettera finiva nella casella sbagliata. Oggi si chiama refuso qualunque errore tipografico, anche al computer. E ce n'è sempre uno, anche dopo dieci riletture: lo dico io, giovedì 18 febbraio.

Cos'è un refuso, esattamente

Il vocabolario lo definisce come un errore di composizione o di stampa dovuto allo scambio o allo spostamento di una o due lettere o segni. Le cause classiche erano tre: caratteri messi nella casella sbagliata quando si componeva a mano, una svista di chi batteva il testo alla macchina, un guasto meccanico delle macchine compositrici. Poi il senso si è allargato, e oggi un refuso è qualunque errore di battitura che arriva fino alla pagina stampata.

Un esempio inventato da me, perché l'idea è chiara: "il conte entrò nella sala da pronzo". Una lettera sola, e la scena cambia tono.

Foglio di giovedì 18 febbraio 2027 del Calendario dei Libri 2027: Refuso
Il foglio di giovedì 18 febbraio: la parola refuso.

Da dove viene la parola

Per capire refuso bisogna immaginare una tipografia di una volta. Il compositore prendeva le lettere di piombo da una cassa divisa in tante caselline, una per ogni carattere, e le allineava riga per riga. Dopo la stampa le lettere venivano rimesse nella cassa, e la spiegazione più comune del nome è proprio questa: bastava che una finisse nella casella sbagliata perché, alla composizione successiva, il compositore prendesse una "e" convinto di prendere una "a". Le parole dei libri di prima, dal codice al palinsesto fino ai primi stampati, sono raccolte nell'articolo sulle parole dei libri antichi.

L'etimologia la trovi alla voce del vocabolario: participio passato latino di refundere, riversare. È una di quelle parole del libro che si portano dietro un mestiere intero.

Come si cacciano i refusi: le bozze

Prima di stampare un libro si stampano le bozze, cioè prove su cui l'autore e il correttore segnano gli errori con segni convenzionali. Si parla di prime, seconde, terze bozze, a seconda del giro di revisione. L'ultimo passaggio è il visto "si stampi": da lì in poi quello che è scappato resta.

Perché scappa sempre qualcosa? Perché a rileggere sono persone, e un libro ha centinaia di migliaia di lettere. Più giri di bozze riducono i refusi, non li azzerano.

A proposito di lavoro che non si vede: in fondo al libro, o dietro il frontespizio, c'è il colophon, che dice chi l'ha stampato, dove e quando. Giovedì 28 gennaio lo chiamo così: tre parole, "finito di stampare", e mesi di lavoro altrui. E se vuoi sapere cosa c'è nelle prime pagine, leggi cos'è il frontespizio.

Foglio di giovedì 28 gennaio 2027 del Calendario dei Libri 2027: ColophonFoglio di venerdì 29 gennaio 2027 del Calendario dei Libri 2027: Lo sapevi che...
Due fogli sulla tipografia: giovedì 28 gennaio, la parola colophon, e venerdì 29 gennaio, i grandi fogli piegati in sedicesimi.

L'errata corrige: quando il refuso è già stampato

Se l'errore si scopre a libro finito, c'è l'errata corrige: l'elenco degli errori trovati dopo la stampa, con le correzioni accanto. Si mette dopo l'indice oppure su un foglietto infilato all'inizio o in fondo al volume. Si dice anche solo "errata". La formula è latina e vuol dire, alla lettera, correggi le cose sbagliate.

Se in un libro vecchio trovi un foglietto volante con le correzioni, non buttarlo: è un pezzo di storia di quella edizione.

Il refuso più famoso: un "non" che mancava

Nel 1631 a Londra Robert Barker, lo stampatore del re, che aveva il diritto esclusivo di stampare le Bibbie in inglese, pubblicò un'edizione in cui nel comandamento sull'adulterio mancava una parola: not. Il risultato era un comandamento rovesciato. Barker fu multato e la maggior parte delle copie fu corretta o distrutta. Le copie non corrette sono rare, e in inglese quell'edizione è nota come Wicked Bible, la Bibbia empia.

È la prova che il refuso più piccolo, una parola di tre lettere, può fare più danni di un capitolo sbagliato. E che una storia buffa sopravvive secoli, a volte meglio di quelle vere: se ti piacciono i casi così, ci sono anche le frasi famose che nei libri non ci sono.

Cosa fare quando trovi un refuso

  • Sorridi. Ce n'è sempre uno. Non vuol dire che il libro sia fatto male.
  • Segnalalo, se ti va. Scrivi all'editore: un refuso indicato può sparire alla ristampa.
  • Annotalo a matita. Una correzione leggera a margine è un gesto da lettore attento, non uno sfregio.
  • Non fare il cacciatore a tempo pieno. Se passi la lettura a cercare errori, ti perdi la storia.

Anche dietro la copertina ci sono parole da mestiere: risvolto, fascetta, codice. Le trovi nell'articolo sulla quarta di copertina e su come leggerla. E un posto dove i refusi di secoli fa sono custoditi con cura sono le biblioteche più belle d'Italia.

Io ho 365 fogli, e tra questi tante parole da lettori. Li abbiamo riletti tante volte: se un refuso è scappato lo stesso, almeno adesso sai come si chiama. Il Calendario dei Libri 2027 è in preordine con il 15% di sconto, con consegna a metà novembre.

Domande frequenti

Cos'è un refuso?

È un errore di stampa o di composizione: una lettera scambiata, spostata, saltata. In senso largo si chiama così qualunque errore tipografico, anche nei testi composti al computer.

Da dove viene la parola refuso?

Dal latino refusus, participio di refundere, riversare. Il nome viene dalla tipografia a caratteri mobili, quando una lettera di piombo finiva nella casella sbagliata della cassa.

Cos'è l'errata corrige?

È l'elenco degli errori trovati in un libro dopo la stampa, con le correzioni. Si mette dopo l'indice o su un foglietto inserito nel volume. In latino vuol dire, alla lettera, correggi le cose sbagliate.

Qual è il refuso più famoso della storia?

Uno dei più citati è nella Bibbia inglese stampata a Londra nel 1631 da Robert Barker: nel comandamento sull'adulterio mancava la parola not. Lo stampatore fu multato e la maggior parte delle copie fu corretta o distrutta.

Refuso ed errore sono la stessa cosa?

Non proprio. Il refuso è un errore materiale di battitura o di composizione. Un errore di grammatica o di fatto scritto dall'autore è un'altra cosa, anche se nel parlare comune si chiama spesso refuso tutto quello che è scappato.

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