Endecasillabo, strofa, sonetto: la metrica spiegata semplice
L'endecasillabo è il verso di undici sillabe con l'ultimo accento sulla decima, il più usato della poesia italiana. La strofa è un gruppo di versi che stanno insieme: due fanno un distico, tre una terzina, quattro una quartina. Il sonetto è una poesia di quattordici endecasillabi, divisi in due quartine e due terzine. Con queste tre parole leggi già metà della poesia che hai incontrato a scuola.
Perché vale la pena saperlo
La metrica ha la fama della materia noiosa, quella delle schede da compilare. Peccato, perché serve a una cosa sola e molto concreta: sentire il ritmo. Una poesia letta sapendo dove cadono gli accenti suona diversa, più vicina a come l'ha sentita chi l'ha scritta.
Nel calendario ne parlo in autunno. Martedì 5 ottobre ti propongo una poesia a colazione per una settimana, e il giorno dopo arriva la prima parola del mestiere.
L'endecasillabo, il verso di casa
Mercoledì 6 ottobre la parola del giorno è proprio endecasillabo: undici sillabe, ultimo accento sulla decima. Secondo l'enciclopedia Treccani l'accento sulla decima è l'unica costante del verso; gli altri accenti cambiano da verso a verso, e per questo l'endecasillabo non stanca mai.

Treccani ne fa risalire l'origine ai primi poeti siciliani, che probabilmente lo presero dai provenzali. Dante, che lo usa in tutta la Commedia, lo chiamava superbissimum carmen, il verso più nobile. Poi lo ritrovi nelle ottave di Ariosto e Tasso, nei sonetti, nella poesia di Leopardi.
Proviamo a contarlo sul verso più famoso della lingua:
| Sillaba | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Inferno I, 1 | Nel | mez | zo | del | cam | min | di | no | stra | vi | ta |
Undici sillabe, accento forte sulla decima (vi) e un altro sulla sesta (min). Quando l'accento interno principale cade sulla sesta, l'endecasillabo si dice a maiore; quando cade sulla quarta, a minore. Sono i due tipi più frequenti.
Il verso dopo ha un piccolo trucco: "mi ritrovai per una selva oscura". A contare le sillabe come si scrivono sono dodici, ma selva oscura si legge con la a e la o fuse in una sola sillaba. Questa fusione si chiama sinalefe, e quasi sempre basta leggere ad alta voce per sentirla da soli.

La strofa, il paragrafo della poesia
Martedì 12 ottobre arriva la seconda parola: strofa. È un gruppo di versi che stanno insieme, separato dagli altri da uno spazio bianco. Il nome viene dal greco strophé, la svolta del coro che cantando girava su sé stesso.

Le strofe hanno nomi che dicono quanti versi contano:
- Distico: due versi.
- Terzina: tre versi. Quella della Commedia ha una regola tutta sua.
- Quartina: quattro versi, il mattone di base del sonetto.
- Ottava: otto endecasillabi, la strofa dei poemi cavallereschi.
Se vuoi un'ottava da guardare da vicino, prendi l'inizio dell'Orlando furioso, che mercoledì 17 marzo trovi nel calendario. Le parole in rima finiscono così: amori, canto, Mori, tanto, furori, vanto, Troiano, romano. Sei versi a rima alternata e due a rima baciata in chiusura: lo schema si scrive ABABABCC.

La terzina di Dante, una catena
La terzina della Commedia si chiama anche terza rima o terzina dantesca: Treccani ricorda che il primo a usarla fu Dante. Funziona come una catena. Il primo e il terzo verso rimano tra loro, quello di mezzo lancia la rima alla terzina successiva.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
Dante Alighieri, Inferno, canto I, versi 1-6
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Vita rima con smarrita. Oscura, nel mezzo, passa la mano a dura e paura. E forte sta già preparando la terzina dopo. Lo schema è ABA BCB CDC, e così via fino in fondo al canto. Un meccanismo che ti spinge avanti: ogni terzina lascia un filo in sospeso che la successiva riprende.
Il sonetto: quattordici versi, due tempi
Il sonetto è la forma più famosa della poesia italiana. Quattordici versi, quasi sempre endecasillabi, in due quartine e due terzine. Treccani ne attribuisce l'invenzione a Giacomo da Lentini. Petrarca lo portò alla stessa dignità della canzone, e da lì il sonetto partì per la Francia, la Spagna, l'Inghilterra, dove lo scrissero anche Shakespeare e Milton.
Ecco la prima quartina del sonetto che apre il Canzoniere:
Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
Francesco Petrarca, Canzoniere, 1
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,
Guarda le rime: suono e sono ai lati, core ed errore in mezzo. È la rima incrociata, ABBA, che nelle quartine dei sonetti diventò la più comune. Per le terzine, invece, i poeti si concedevano più libertà.
Il bello del sonetto è il cambio di passo. Le quartine di solito espongono, le terzine girano il discorso o lo chiudono. Domenica 28 novembre nel calendario c'è un quiz proprio sui versi del sonetto: a questo punto non hai più scuse.
E la poesia senza rima?
Non tutti gli endecasillabi rimano. Quando non lo fanno si chiamano endecasillabi sciolti. Il caso più famoso è L'infinito di Leopardi: quindici versi, nessuna rima, eppure il ritmo si sente fin dal primo.
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
Giacomo Leopardi, L'infinito
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Prova a contare il primo verso: undici sillabe, accento sulla decima. Leopardi ha tolto la rima e tenuto il passo.
Come allenare l'orecchio
- Leggi ad alta voce. Le sillabe si contano meglio a voce: la sinalefe, sulla pagina, quasi non si vede.
- Batti il tempo sulla decima. In ogni endecasillabo cerca l'accento sulla penultima sillaba della riga, di solito. Trovato quello, il resto viene da sé.
- Una poesia al giorno, per una settimana. È la sfida di martedì 5 ottobre, e tra le sfide di lettura è una delle più leggere.
- Torna agli incipit. Molti dei poemi raccolti negli incipit famosi della letteratura italiana cominciano proprio con un endecasillabo. Rileggili contando.
Le altre parole del mestiere, dal frontespizio al colophon, sono nel glossario delle parole del libro. E se ti piace dare un nome alle forme, nell'articolo su romanzo epistolare, picaresco e gotico trovi quelle della prosa.
Endecasillabo e strofa sono due dei fogli del Calendario dei Libri 2027, insieme a tante altre parole da lettori. Adesso è in preordine con l'11% di sconto, con consegna a fine novembre.
Domande frequenti
Cos'è un endecasillabo?
È il verso di undici sillabe con l'ultimo accento fisso sulla decima. È il verso più usato della poesia italiana: lo trovi nella Commedia di Dante, nei sonetti e nelle ottave di Ariosto e Tasso.
Come si contano le sillabe di un verso?
Si contano le sillabe come si pronunciano, unendo la vocale finale di una parola con quella iniziale della parola dopo (sinalefe). Il conto si ferma una sillaba dopo l'ultimo accento: in un endecasillabo l'ultimo accento cade sulla decima.
Quanti versi ha un sonetto?
Quattordici, quasi sempre endecasillabi, divisi in due quartine e due terzine. L'invenzione del sonetto è attribuita a Giacomo da Lentini.
Cos'è la terzina dantesca?
È la strofa di tre endecasillabi della Commedia, usata per la prima volta da Dante. Il primo e il terzo verso rimano tra loro, il secondo rima con il primo e il terzo della terzina successiva: lo schema è ABA BCB CDC.
Che differenza c'è tra strofa e verso?
Il verso è la singola riga della poesia. La strofa è un gruppo di versi che stanno insieme, separato dagli altri da uno spazio bianco: due versi fanno un distico, tre una terzina, quattro una quartina.
Fonti
- Treccani, Enciclopedia: endecasillabo
- Treccani, Enciclopedia: sonetto
- Treccani, Enciclopedia: terzina
- Wikisource, Divina Commedia, Inferno, canto I
- Wikisource, Petrarca, Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
- Wikisource, Orlando furioso, canto 1
- Wikisource, Leopardi, L'infinito
Fatti controllati il 3 novembre 2026. Se trovi un errore, scrivici: lo correggiamo.
