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Promessi sposi, 200 anni: la storia della prima edizione

Pubblicato il . Aggiornato il . 7 minuti di lettura

Nel 2027 la prima edizione dei Promessi sposi compie duecento anni: uscì a Milano nel giugno 1827, in tre tomi, dal tipografo Vincenzo Ferrario. Quella però non è la versione che hai letto a scuola. Prima c'era stato un altro romanzo, rimasto nel cassetto. Dopo ci furono un viaggio a Firenze, tredici anni di correzioni e un'edizione illustrata che costò a Manzoni parecchi soldi. Ti racconto la storia del libro, non quella di Renzo e Lucia: il finale resta dov'è.

Prima dei Promessi sposi: il Fermo e Lucia

Manzoni comincia a scrivere il 24 aprile 1821. Butta giù due capitoli e un'introduzione, poi si ferma per finire una tragedia. Riprende l'anno dopo e chiude il manoscritto il 17 settembre 1823: trentasette capitoli in quattro tomi.

Quel romanzo oggi si chiama Fermo e Lucia, perché il protagonista non si chiamava ancora Renzo. Manzoni non lo pubblicò mai: è arrivato in tipografia solo nel Novecento. Lo riscrisse quasi subito. La seconda stesura, tra il 1823 e il 1825, ebbe per un po' il titolo Gli sposi promessi.

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Il foglio di martedì 5 gennaio: nel 2027 I promessi sposi compiono duecento anni.

La ventisettana: tre tomi, duemila copie

La stampa va avanti a pezzi, man mano che Manzoni consegna. Per questo i primi due tomi portano sul frontespizio la data 1825 e il terzo 1826, anche se il romanzo completo arriva ai lettori solo nel giugno 1827. Il titolo intero è I promessi sposi. Storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni. Dal 1827 viene il nome con cui la conosciamo: ventisettana.

Sul giorno preciso conviene non giurare. Il Dizionario Biografico Treccani indica il 12 giugno per la messa in vendita. Il 15 giugno Manzoni ne scrive a Vincenzo Monti come di una cosa appena uscita. Io, martedì 5 gennaio, dico "giugno 1827" e sto tranquillo.

Secondo la ricostruzione del bibliografo Marino Parenti la tiratura fu di duemila copie. Ai primi di agosto ne restavano trentasei, e a metà mese nemmeno quelle.

Firenze, 1827: i panni in Arno

Il libro va a ruba e l'autore non è contento. Gli sembra che la lingua sappia ancora troppo di Lombardia e di vocabolario. A metà luglio parte con la famiglia, passa da Genova e da Livorno, e il 29 agosto è a Firenze. Ci resta fino ai primi di ottobre. Frequenta il Gabinetto Vieusseux, dove incontra tra gli altri Giovan Battista Niccolini, Gaetano Cioni e Giacomo Leopardi.

Da lì nasce una delle frasi più citate della storia della lingua italiana, che in quella forma Manzoni non ha mai scritto. Il 17 settembre 1827, in una lettera all'amico Tommaso Grossi, dice di avere settantuno lenzuola da risciacquare, e che un'acqua come quella dell'Arno altrove non la trova. Le lenzuola sono i fogli di stampa del romanzo. "Sciacquare i panni in Arno" è il riassunto che ne abbiamo fatto noi.

Tradotto: voleva riscriverlo nel fiorentino che si parlava davvero, non in quello dei libri. Più tardi lo aiutò anche una fiorentina, Emilia Luti, che dal maggio 1841 visse per un anno in casa Manzoni.

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Il quiz di domenica 7 marzo, compleanno di Manzoni: in quale fiume volle sciacquare i panni?

Le edizioni pirata e l'idea delle figure

Intanto il romanzo si moltiplica da solo. Gli Stati italiani erano tanti e una tutela comune del diritto d'autore non c'era ancora: chiunque poteva ristampare il libro senza chiedere niente e senza pagare niente. Già nel 1827 escono edizioni stampate in fretta da altri, e a Parigi ne compare una pirata in italiano.

La risposta di Manzoni è da imprenditore. Se il testo si copia in un attimo, bisogna fare un libro difficile da copiare. Quindi: testo nuovo, corretto dall'autore, e illustrazioni. A spingerlo ci sono anche la seconda moglie, Teresa Borri, e Tommaso Grossi, convinti che un'edizione illustrata avrebbe reso bene.

La questione dei diritti finì poi in tribunale. Nel 1845 Manzoni fece causa all'editore Felice Le Monnier, che lavorava a Firenze e aveva ristampato il testo del 1827, appellandosi a una convenzione sul diritto d'autore firmata tra Stati italiani nel 1840. La vinse.

La quarantana: a dispense, con i disegni di Gonin

L'edizione definitiva esce a Milano, dai tipografi Guglielmini e Redaelli, tra il novembre 1840 e il novembre 1842. Sul frontespizio c'è scritto 1840, ed è per questo che si chiama quarantana. Esce a dispense, cioè a fascicoli, un po' alla volta. L'editore, di fatto, è Manzoni: paga lui.

I disegni sono in gran parte del pittore torinese Francesco Gonin, incisi su legno. Manzoni controlla tutto: soggetto, misura e posizione di ogni vignetta nella pagina. In coda al romanzo aggiunge un testo fino ad allora inedito, la Storia della colonna infame, sul processo ad alcuni presunti untori durante la peste del 1630.

Come affare andò male. Secondo Treccani più di metà delle diecimila copie rimase invenduta. Come libro andò benissimo: è il testo che si legge da allora.

L'incipit e i numeri

I capitoli sono trentotto, più un'introduzione. La storia comincia la sera del 7 novembre 1628, e comincia così:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte;

Alessandro Manzoni, I promessi sposi, capitolo I, edizione del 1840

Il periodo non finisce lì: dopo il punto e virgola va avanti per altre righe, fino al ponte e all'Adda. Io lo metto sul foglio di martedì 9 marzo. Se ti piace il genere, c'è un articolo intero sugli incipit famosi della letteratura, uno solo sugli incipit della letteratura italiana da Dante a Svevo, e sulla home puoi giocare a indovina l'incipit.

Foglio di martedì 9 marzo 2027 del Calendario dei Libri 2027: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene no
Il foglio di martedì 9 marzo: l'attacco che tutta Italia ha imparato a scuola.

Come rileggerlo da adulti

A scuola lo hai letto con il voto in agguato. Adesso nessuno interroga. Qualche consiglio pratico.

  • Parti dal capitolo I, non dall'introduzione. L'introduzione è scritta apposta in un finto italiano del Seicento. È uno scherzo d'autore: lo apprezzi meglio dopo.
  • Un capitolo al giorno. Sono trentotto: in poco più di cinque settimane hai finito. Se un giorno salti, non succede niente.
  • Cerca un'edizione con le vignette di Gonin. Manzoni le ha volute in quei punti precisi. Non tutte le edizioni le riportano.
  • Le note dopo, o mai. La prima volta leggi il romanzo. I commenti a piè di pagina possono aspettare.
  • Carta, ebook o audiolibro, è uguale. Ad alta voce, anzi, si sente quanto fa ridere. Perché fa ridere, e a scuola nessuno te l'aveva detto.
  • Se a metà ti stanchi, fermati. Ha aspettato duecento anni, aspetta anche te. Sul tema c'è l'articolo su come leggere di più senza sensi di colpa.

Il testo è di pubblico dominio: lo trovi gratis in rete e in qualsiasi biblioteca. E se ti serve una scusa per entrare in una delle biblioteche più belle d'Italia, eccola. Se poi vuoi sapere cos'altro si festeggia l'anno prossimo, c'è il calendario delle ricorrenze letterarie del 2027.

Io il bicentenario lo ricordo tre volte: il 5 gennaio, il 7 e il 9 marzo. Il Calendario dei Libri 2027 è in preordine con il 15% di sconto, con consegna a metà novembre.

Domande frequenti

Quando è uscita la prima edizione dei Promessi sposi?

Nel giugno 1827, a Milano, dal tipografo Vincenzo Ferrario, in tre tomi. I primi due portano sul frontespizio la data 1825, il terzo 1826, perché la stampa durò anni.

Che differenza c'è tra ventisettana e quarantana?

La ventisettana è la prima edizione, del 1827. La quarantana è quella definitiva, uscita a dispense tra il 1840 e il 1842, riscritta nella lingua sul modello del fiorentino parlato, illustrata e con in coda la Storia della colonna infame. A scuola si legge la quarantana.

Che cos'è il Fermo e Lucia?

È la prima stesura del romanzo, scritta tra il 24 aprile 1821 e il 17 settembre 1823. Manzoni non la pubblicò: è stata stampata solo nel Novecento.

Manzoni ha davvero scritto 'sciacquare i panni in Arno'?

Non con queste parole. In una lettera a Tommaso Grossi del 17 settembre 1827 dice di avere settantuno lenzuola da risciacquare, cioè i fogli del romanzo, e che un'acqua come quella dell'Arno altrove non la trova. La formula che usiamo oggi è un riassunto.

Quanti capitoli hanno I promessi sposi?

Trentotto, più un'introduzione.

Dove si può leggere il testo gratis?

Il romanzo è di pubblico dominio. L'edizione del 1840 si legge per intero su Wikisource, e si trova in biblioteca in molte edizioni.

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